In breve

Ritmo e passi hanno lasciato lo spazio alle ombre che non riusciamo a depistare. Perché, vi chiederete, ci sono momenti in cui riusciamo a precedere le nostre proiezioni e altre invece in cui ci anticipano? E segnamo o sognamo quelle ore, gli stessi attimi proprio come una meridiana lunare che si orienta sull’ombra, appunto, e non sul sole.

Sospensioni

 E voi vi chiederete anche come ci si possa appendere a un saluto assente. Vi dirò, allora, che esistono pressioni presenti sulle mani ancora accaldate dal contatto e profumi che restano decantate sui polpastrelli anche a distanza. Pensate, quindi, che pestando il tasto bianco o nero di un pianoforte il suono esca dal peso del nostro dito o piuttosto non sia la spinta indotta da un’eco?

Può accadere che non ci si incroci non solo nella vicinanza più che prossima di un abbraccio, ma che l’orbita complice induca a cercare sguardi anche a distanza. Anche nella lunga distanza.E’ quando si spera di voltarsi e trovare (per un’intuizione desiderata) l’altro sguardo che si intrecciano i destini. Capiterà in mezzo a una strada, in una piazza affollata. Accadrà di trovarsi: e questo, in vero, non è talento. Aspirazione, invece, è non voler allontarnarsi. O promettere di tornare, per un saluto, per una buona notte, per un commiato verso il sogno. Per risentire quell’accordo maggiore.

E poco importa se non si sarà in grado di ritrovarsi, di risuonare il ritmo di cuore e corpi che si stringono (forse per la prima volta). In fondo la linea di sola andata è tracciata.

Accadrà di trovarsi nel riflesso arancione di una pelle più abbronzata del solito o nel sorriso rinnovato e maturato. Perché il tempo può aiutare a scegliere, può sgombrare il campo o renderlo più colorato per qualcosa che si semina e (proprio grazie a tempo) ha il suo intervallo per crescere.

Poco importa, infine, se si ritroverà un altro bacio. Forse ci si godrà l’ultimo, il primo o il precedente. C’è stato. L’abbiamo afferrato. Ci siamo afferrati.

Poco importa. Era giusto assaporarlo. Era buono.

Ha accompagnato nel sogno. Questo importante. E per la stessa materia di cui sono fatti i sogni, resta nei ricordi.

Anche nella prossima tappa. Tanto meglio con la stessa compagna.

Oppure pensando che è stato bello passare di lì per incrociare gli occhi e i capelli chiari.

Foss’anche per quella volta. Unica. Irripetibile. Importante.

Accordi

Voi vi starete chiedendo: Come si intuiscono le immagini rispetto all’orizzonte? Come si tracciano i profili su un campo lungo? Non è poi così difficile se si ascoltano i passi e si guardano i piedi nudi di un uomo e una donna che si stringono e si avvitano sul ritmo erotico e sudato di un tango. In un tempo sospeso e in uno spazio chiuso, occorre attendere che il caldo e il respiro si fondano ai corpi. Allora, solo allora, può accadere che un deciso movimento si trasformi in un abbraccio e le bocche si avvicinino.

In quel momento, l’occhio non spia più, non guarda, ma si lascia tramortire dal peso del vapore misto al desiderio. Non occorre che la proiezione della notte ritagliata nei suoi confini, si estenda fuori o duri nel tempo, basta pensare che l’episodio diventi storia.

Avete presente la linea curva del trapezista? Che importa dove staccherà le mani o dove si appoggeranno, noi ci godiamo il passaggio. Da quelle dita che tracciano la silhouette della donna o i muscoli dell’uomo, si possono intuire i seguiti, i presenti e i passati di questi protagonisti temporanei.

E così i personaggi diventano interpreti e gli interpreti diventano desideri.

Basta quello.

In fondo è l’essenza del sogno: un’immagine apparsa e forse irripetibile, ma assolutamente appagante in una calda notte dell’estate appena rivelata e già appagata.

Grazie a tutti, comparse e scomparse di una gran serata.

Pioggia

vettrianoE se da una parte c’è Conte col suo tutto intorno “solamente pioggia e Francia” o la pioggia incessante di Blade Runner, il fatto, riassumendo è che la pioggia di questi giorni mischia i fogli sottili dei calendari come le carte per lo scopone. E non si sa quando cambierà la stagione, anche perché, in fondo, aquel confine è talmente labile che davvero risulta difficile percepire il prima il dopo. La stagione, come i passaggi importanti, è un riconoscimento postumo: ti guardi indietro e capisci che solo in quel momento qualcosa è cambiato. Punto. Non prima e nemmeno durante.

E’ davvero come un salto del fosso. Intanto piove e non si prendono più gli ombrelli come ultimo tentativo di resistenza. Si porge la nuca e si guarda in basso.

Funambola

funambolaQuanti fili si intrecciano nella direzione dei passi prudenti e obbligati su una fune. Linee e segmenti da occhio a occhio e da occhio a piede sono orbite calamitate.

Ci sono linee e segmenti nel tratto definito di un’emozione a dieci o venti metri da terra. E i brividi sedimentati dall’aria alla polvere e dalla bocca al respiro puntano e contrappuntano direttamente nell’apnea dell’attesa. Come se nel fiato (sospeso anche lui) tra fune e trapezio si assorbisse anche il tempo di uno sbadiglio impossibile.

E la magia del tragitto fumabolico sulla pista di un circo al suono di linee di basso e linee di cardiologia, in fondo, si sta bene, proprio perché non c’è spazio per nient’altro.

E R. che guarda appesa tra la sua sedia e il sogno di quel tragitto sospeso sa che ci sono oasi vere o presunte, qui o nei mari del sud, che possono diventare mappe da seguire per tragitti futuri o carte da decifrare, ma, soprattutto, sono parentesi sospese nell’orizzonte quotidiano. E per R. è bello assorbire quel sogno tridimensionale.

Certe volte non si trovano parole per ringraziare, allora bastano i pensieri, come a Natale.

Certe volte non si trova il tempo che non si cerca, ma quando ci si inciampa dentro, allora si apprezza l’intuizione di poter cambiare il tragitto e, se merita, si resta lì. Così le orbite si modificano.