E voi vi chiederete anche come ci si possa appendere a un saluto assente. Vi dirò, allora, che esistono pressioni presenti sulle mani ancora accaldate dal contatto e profumi che restano decantate sui polpastrelli anche a distanza. Pensate, quindi, che pestando il tasto bianco o nero di un pianoforte il suono esca dal peso del nostro dito o piuttosto non sia la spinta indotta da un’eco?
Può accadere che non ci si incroci non solo nella vicinanza più che prossima di un abbraccio, ma che l’orbita complice induca a cercare sguardi anche a distanza. Anche nella lunga distanza.E’ quando si spera di voltarsi e trovare (per un’intuizione desiderata) l’altro sguardo che si intrecciano i destini. Capiterà in mezzo a una strada, in una piazza affollata. Accadrà di trovarsi: e questo, in vero, non è talento. Aspirazione, invece, è non voler allontarnarsi. O promettere di tornare, per un saluto, per una buona notte, per un commiato verso il sogno. Per risentire quell’accordo maggiore.
E poco importa se non si sarà in grado di ritrovarsi, di risuonare il ritmo di cuore e corpi che si stringono (forse per la prima volta). In fondo la linea di sola andata è tracciata.
Accadrà di trovarsi nel riflesso arancione di una pelle più abbronzata del solito o nel sorriso rinnovato e maturato. Perché il tempo può aiutare a scegliere, può sgombrare il campo o renderlo più colorato per qualcosa che si semina e (proprio grazie a tempo) ha il suo intervallo per crescere.
Poco importa, infine, se si ritroverà un altro bacio. Forse ci si godrà l’ultimo, il primo o il precedente. C’è stato. L’abbiamo afferrato. Ci siamo afferrati.
Poco importa. Era giusto assaporarlo. Era buono.
Ha accompagnato nel sogno. Questo importante. E per la stessa materia di cui sono fatti i sogni, resta nei ricordi.
Anche nella prossima tappa. Tanto meglio con la stessa compagna.
Oppure pensando che è stato bello passare di lì per incrociare gli occhi e i capelli chiari.
Foss’anche per quella volta. Unica. Irripetibile. Importante.